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L'archivio fotografico racconta: il villino liberty di Corso d'Italia
 
Dall’archivio fotografico della Soprintendenza Speciale di Roma riemergono storie non solo di monumenti e di importanti restauri, ma anche di tutela di un patrimonio culturale unico. È questo il caso di un villino liberty, ancora oggi ben riconoscibile, che caratterizza Corso d’Italia a pochi passi da Piazza Fiume.
La responsabile dell’archivio fotografico, Mariella Nuzzo, mostra per la prima volta le immagini scattate a corredo degli studi preliminari per la dichiarazione di rilevante interesse culturale della palazzina posta il 3 novembre 1986.
Attraverso le fotografie è possibile ripercorrere la storia del villino. Costruito nel 1902 per la famiglia Calderai, su progetto dell’architetto genovese Amedeo Calcaprina, l’edificio si distingueva per l’esuberante apparato decorativo esterno nel quale, in linea con la visione dell’unità delle arti tipica del liberty, concorrevano architettura, stucco e maiolica. Notevole era, inoltre, la magnifica copertura in ferro e vetro a bande colorate della torretta d’angolo.
Nel 1910 il passaggio in proprietà Torlonia comportò una pesante ristrutturazione, progettata da Gustavo Giovannoni, finalizzata a ricondurne l’ornato entro schemi più classici che ebbe come più significativa conseguenza la modifica della torretta e l’eliminazione della copertura in vetro.
Del complesso è parte anche l’edificio adibito originariamente a scuderia che, dal 1933 al 1989, ha ospitato la storica gelateria Fassi, mentre il villino è stato destinato all’attività alberghiera, con il nome di Hotel Washington. Attualmente ospita un condominio.
Le fotografie custodite nell’archivio documentano anche l’aspetto del villimo prima della ristrutturazione di Giovannoni grazie alla riproduzione di una foto storica. Particolarmente interessante la serie di scatti dedicata al ricco apparato decorativo interno espresso ancora in uno schietto linguaggio floreale che comprende le boiseries, le lampade, gli stucchi dei soffitti e tutti gli arredi.
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