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Il Santuario di Giunone Gabina
I resti del monumentale santuario gabino, ancora oggi visibili, rappresentano fin dal Settecento, una delle vedute archeologiche più celebri del Lazio.

Veduta del santuario, da A. Nibby, Viaggio antiquario ne’ contorni di Roma, tomo I, Roma 1819
 Costruito alla metà del II sec. a.C. nell’area di un precedente complesso sacro, il santuario è stato attribuito a Giunone grazie alla testimonianza di Virgilio che, nell’Eneide (VII, 682), menziona l’esistenza di arva Gabinae Iunonis (campi di Giunone Gabina) e grazie al rinvenimento, alcuni decenni fa, di un frammento della decorazione del tetto sul quale era presente una sigla riconducibile a Giunone.
Pianta del santuario, da M. Almagro-Gorbea, El Santuario de Juno en Gabii. Excavationes 1956-1969, Roma 1982
Il complesso sacro, delimitato da un muro di recinzione che chiudeva un ampio spazio rettangolare (A), era occupato su tre lati da un portico (B), due dei quali presentavano una serie di ambienti adibiti probabilmente alla vendita di oggetti per il culto (C). Il lato non interessato dal portico era invece occupato da una gradinata teatrale, funzionale a ospitare i fedeli in occasione delle cerimonie religiose (D). Al centro dell’area spiccano i resti monumentali del podio e della cella del tempio, conservati per un’altezza di 8 metri. Il tempio presentava sei colonne sulla facciata anteriore e nove su ciascun lato lungo, mentre il lato posteriore ne era privo (E). L’edificio è realizzato con blocchi parallelepipedi in tufo locale (lapis gabinus), direttamente ricavati dalle cave presenti ai margini della città antica. Nell’area compresa tra il tempio e il portico era stato installato un boschetto sacro artificiale (lucus), attestato dal ritrovamento di numerose fosse per alberi a distanza regolare (F). Accanto all’altare (G), situato in prossimità della scalinata di accesso al tempio, è stato rinvenuto l’anello in ferro utilizzato per legare le vittime sacrificali. 
Pianta del santuario, da M. Almagro-Gorbea, El Santuario de Juno en Gabii. Excavationes 1956-1969, Roma 1982
Un frammento di una lastra dell’altare conserva parte di un’iscrizione con il nome del dedicante: Marcus Cornelius Cethegus, console a Roma nel 160 a.C.
Il santuario di Giunone Gabina rappresenta uno dei primi esempi laziali di complessi architettonici sacri, contraddistinti dalla compresenza di un tempio e di un teatro.  Una caratteristica che, mutuata dal mondo greco-ellenistico, verrà riproposta in diversi impianti come nel caso del più recente e monumentale santuario di Fortuna Primigenia a Palestrina. 
A partire dal 2016, dapprima in partenariato con la Soprintendenza Speciale, poi in concessione di scavo, il Musée du Louvre ha intrapreso alcune indagini tuttora in corso presso l’area immediatamente a sud-est del santuario di Giunone Gabina, relative a parte dell’impianto teatrale del complesso e a una domus ad atrio posta a sud di esso.

Riferimenti Bibliografici
-Almagro Gorbea 1982: M. Almagro Gorbea (a cura di), El santuario de Juno en Gabii. Excavaciones 1956-1969, Roma 1982

-García y García 2019: L. García y García (a cura di), Emilio Rodríguez Almeida, Excavación en Gabii. Scavi di Gabii. Diario-Taccuino (1965), Roma 2019

-Glisoni 2020: S. Glisoni, "Gabies – Campagne de 2019 du musée du Louvre", in Chronique des activités archéologiques de l'École française de Rome, https://journals.openedition.org/cefr/4672

-Palombi 2015: D. Palombi, "Gabii, Giunone e i Corneli Cethegi", in ArchCl LXVI, n. s. II, 5, pp. 253-287
 
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