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Il cosiddetto Foro
Il “foro Hamilton
 
Nel 1792 il pittore scozzese e collezionista di antichità, Gavin Hamilton ottenne dal principe Marcantonio Borghese la concessione per esplorare l’area intorno ai resti del tempio di Giunone Gabina.
Pianta e ricostruzione del foro, da E.Q. Visconti, Monumenti gabini della villa Pinciana, Milano 1797
Gli scavi portarono alla luce sculture, iscrizioni e i resti una grande piazza porticata su tre lati, che venne interpretata come il Foro della città. Tra le numerose sculture rinvenute, molte statue e busti di personaggi delle famiglie imperiali.
Ritratto di Tiberio da A. Campitelli, (a cura di) Villa Borghese. I principi, le arti, la città dal Settecento all’Ottocento, Milano 2003
I reperti recuperati da Hamilton furono trasportati presso il Casino dell’Orologio di Villa Borghese, che prese il nome di Museo Gabino. L’allestimento venne però smantellato nel 1807 dallo stesso Marcantonio Borghese, che decise di vendere la preziosa collezione a Napoleone Bonaparte. Le sculture più prestigiose furono poi trasportate al Museo del Louvre, dove ancora oggi alcune di esse sono esposte.
 
Indagini recenti hanno consentito di comprendere come il complesso scoperto da Hamilton nel Settecento sia stato interessato da diversi interventi edilizi, databili tra il I secolo a.C. e l’età tardoantica.
 
Pianta degli edifici del «foro» (rilievo Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma)

Alla fase originaria apparterrebbe la piazza porticata, delimitata da un grande muro perimetrale (a) e pavimentata con lastre in pietra gabina. Intorno alla piazza sarebbero poi progressivamente sorti una serie di vani: l’ambiente centrale C, provvisto di banconi in muratura, i due vani B e D, decorati da affreschi e rivestiti da mosaici con motivi geometrici a tessere bianche e nere, l’ambiente quadrato A, l’ambiente rettangolare F e l’ambiente di piccole dimensioni G.
 
Pur riconoscendo la funzione pubblica della piazza, oggi una sua identificazione con il Foro della città sembra meno probabile. Più chiaro è invece l’utilizzo di alcuni ambienti adiacenti a essa. Un’iscrizione monumentale che menziona il culto di Domitia Longina, moglie dell’imperatore Domiziano (81-96 d.C.) e alcuni ritratti della dinastia dei Severi (193-211 d.C.) recuperati durante lo scavo settecentesco nell’ambiente quadrato A, suggeriscono un suo impiego per lo svolgimento di riti e cerimonie in onore delle famiglie imperiali. Anche i banconi in muratura e le nicchie di fondo presenti nell’ambiente C sembrano essere stati realizzati per ospitare una galleria di statue e ritratti imperiali.

Riferimenti Bibliografici
-Visconti 1835: E. Q. Visconti, Monumenti gabini della Villa Pinciana, Milano 1835

-Angelelli et al. 2012: C. Angelelli, C. Boscarini, A. Lugari, "I rivestimenti marmorei del Foro di Gabii", in F. Guidobaldi, G. Tozzi (a cura di), Atti del XVII Colloquio dell'Associazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico (Teramo, 10-12 marzo 2011), Tivoli 2012, pp. 187-199
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