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30/04/2020 - 03/05/2020
La didattica a distanza… di secoli - Ludus grammatici
 
#SoprintendenzAperta si arricchisce di contenuti rivolti ai più giovani e insieme al Servizio Educativo della Soprintendenza Speciale di Roma continuiamo il percorso di conoscenza del mondo della scuola nell’antichità. Ed eccoci al secondo appuntamento con La didattica a distanza… di secoli. Stavolta entreremo nel Ludus grammatici, il corrispettivo dell’attuale scuola secondaria.
Al termine della scuola elementare (Ludus litterarius), i ragazzi tra i 12 e i 15 anni di età si recavano alla scuola secondaria (Ludus grammatici) sotto la guida di un grammaticus per perfezionare la conoscenza del latino e per apprendere la lingua greca. L’insegnamento comprendeva lo studio di autori greci e latini e nozioni di storia, geografia e matematica.
Anche le fanciulle potevano essere allieve dei grammatici: un’iscrizione rinvenuta lungo la Via Appia ricorda il grammaticus Pudente che fu precettore ed educatore di una giovane dell’aristocrazia romana, Emilia Lepida, figlia di Marco Emilio Lepido, console nel 6 d.C. e imparentato con la famiglia giulio-claudia. (Per chi volesse approfondire: Epigraphic Database Roma EDR156244).
Il grammaticus forse più famoso dell’antichità romana fu Lucio Orbilio Pupillo, originario di Benevento, maestro del poeta augusteo Orazio che in una delle sue Epistulae (2,1,68-71) lo definisce “plagosus”, cioè manesco. Anche Svetonio (De Grammaticis, 9) ci racconta di lui: Orbilio visse fino a cento anni di età, non si arricchì con il suo lavoro e morì povero, fu di carattere aggressivo sia con i colleghi che con gli allievi, malgrado questo Benevento gli dedicò una statua marmorea collocata addirittura sul capitolium della città.
Ma il “grammaticus” più famoso dei nostri tempi che vogliamo ricordare nell’anno del centenario della nascita del suo creatore è il Professor Grammaticus, protagonista di tante fiabe e filastrocche di Gianni Rodari. Egli era “un signore tanto perbene, con i capelli bianchi che gli uscivano di sotto il cappello nero”, pedante di formazione ma animato da un forte desiderio di giustizia sociale, che girava per l’Italia correggendo i vari errori e con una visione molto moderna della didattica: “La gente non riflette, tira avanti in allegria: ma gli errori non perdonano e vi lasciano a mezza via” (da “Il libro degli errori”).
 
Nella foto iin alto: Un magister romano con tre allievi. Rilievo funerario rinvenuto a Neumagen, custodito al Rheinisches Landesmuseum Trier?, 180-185 d.C.
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