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28/05/2020 - 03/06/2020
La didattica a distanza…di secoli - l'istruzione in età tardo-antica
La didattica a distanza… di secoli ci svela l’evoluzione del mondo dell’istruzione nell’età tardo antica.
Insieme al Servizio Educativo della Soprintendenza Speciale di Roma, diretta dal Soprintendente Speciale Daniela Porro, scopriamo la nascita dell'insegnante come dipendente dello Stato e che anche le fanciulle potevano accedere alla formazione, ma soprattutto che i metodi educativi contemplavano anche il gioco.
Le fonti epigrafiche testimoniano che, a partire dal III secolo d.C., l’educazione dei giovani non fu più affidata a liberti o schiavi acculturati ma a liberi cittadini: tale cambiamento, tipico dell’età tardo antica, assicurò agli educatori il riconoscimento del dovuto prestigio e di maggiori privilegi. Infatti, fino alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, gli insegnanti erano dipendenti dello Stato e da esso ricevevano lo stipendio. Questa organizzazione venne mantenuta dai re ostrogoti e poi dall’Imperatore Giustiniano che, nel 554, stabilì che si continuassero a pagare gli stipendi agli insegnanti per garantire le finalità della istruzione superiore, cioè la formazione di una classe colta di funzionari destinati ad assolvere alle necessità amministrative dello Stato.
In età tardo-antica i modelli educativi tradizionali vengono fortemente condizionati dalla religione cristiana che, però, riesce ad utilizzare la cultura pagana per diffondere la sua dottrina. Basilio, vescovo di Cesarea nel IV secolo, nella sua “Oratio ad adolescentes” (II,8-9) proponeva ai giovani studenti una serie di consigli e suggerimenti su come studiare gli autori classici al fine di conoscere i misteri cristiani: “Dobbiamo renderci familiari poeti, storici, retori e tutti coloro dai quali si possa ricavare qualche utilità per la cura della nostra anima[… ]capiremo allora i misteri delle sacre dottrine; e una volta abituati a guardare, per così dire, il sole nell’acqua, getteremo lo sguardo alla luce stessa”. L’impostazione degli studi proposta dal vescovo di Cesarea fu ampiamente condivisa e praticata e ad essa dobbiamo la sopravvivenza fino ai nostri giorni della letteratura classica.
I Padri della Chiesa elaborarono, inoltre, un progetto educativo rivolto alle donne. Lo racconta bene San Girolamo che, in una delle sue lettere, consiglia alla matrona romana Leta il modo migliore per educare la figlia: “Le si facciano dei caratteri alfabetici o di bosso o d'avorio, e glieli si indichino col loro nome rispettivo. Ci si diverta pure: anche il gioco, così, le serve per istruirsi. […] È bene che abbia delle compagne che studino con lei; così le può emulare o sentirsi pungere sul vivo quando le si elogia. Casomai fosse un po’ lenta ad imparare non è il caso di rimproverarla, ma bisogna spingerla con gli elogi. […] In primo luogo bisogna badare che non prenda in odio lo studio, affinché il fastidio appreso da bambina non oltrepassi gli anni della fanciullezza”.
 A Roma, nel 536, Cassiodoro, aristocratico romano collaboratore del re Teodorico, sostenuto dal Papa Agapito, istituì una scuola superiore con annessa biblioteca nella quale l’attività educativa conciliava la cultura cristiana con l’insieme delle discipline classiche: la cosiddetta Biblioteca di Agapito è stata identificata con l’aula absidata rinvenuta sul colle Celio, lungo il Clivo di Scauro. All’epoca di Gregorio Magno, infatti, vi si poteva ancora leggere un’iscrizione in forma di epigramma la quale ricordava che Agapetus [...] sacerdos aveva edificato “con arte [...] un bel luogo per i libri”. Nel 1999 la Biblioteca è stata indagata e restaurata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma ed è oggi visitabile all’interno del complesso del Monastero della chiesa di San Gregorio.
Nelle foto: Miniatura dal Libro de los juegos, XIII secolo, Real Biblioteca de San Lorenzo de el Escorial, Madrid
Biblioteca di Agapito, interno
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