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L'area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme


 L’area archeologica di Santa Croce in Gerusalemme è un complesso di grande suggestione e oggetto di recenti interventi di scavo e di restauro. L’area, fin da epoca augustea, si caratterizzava come un quartiere di grandi dimore private. Nel corso del III sec. d.C. fu scelta dagli imperatori Severi (Settimio Severo, Caracalla, Elagabalo) per edificarvi una lussuosa residenza, distinta dalla sede ufficiale del Palatino. Il complesso era articolato in vari nuclei monumentali (villa, anfiteatro, circo, ninfei) all’interno di un vasto parco. La costruzione delle mura Aureliane (271-275 d.C.) ne spezzò l’unità, inglobandone alcune strutture. Con l’imperatore Costantino il complesso, notevolmente modificato, continuò a funzionare come residenza imperiale con il nome di Palazzo Sessoriano (che significa luogo di soggiorno imperiale), poi lasciato alla madre Elena. Con gli interventi di questo periodo, l’impianto originario della villa si arricchì con strutture pubbliche e private, fra le quali emergono i resti di una grande aula per udienze (basilica civile cd. Tempio di Venere e Cupido).


 Testimonianze del settore privato dei palazzi imperiali, destinato ai dignitari di corte, sono le domus rinvenute all’interno della sede ACEA e a ridosso delle mura Aureliane.
Nel corso di lavori di manutenzione all'interno della sede ACEA di via Eleniana, si rinvennero nel 1982 alcune strutture murarie rivestite da intonaci decorati di notevole qualità, databili al II - III secolo d. C. Le quattro stanze allora scoperte vanno collegate ad altre strutture già note ma non più visibili, ed erano pertinenti ad una grande domus di età imperiale. Dal corridoio, pavimentato in mosaico a grandi tessere, si accede ad un grande ambiente rettangolare, probabile triclinium, con pareti affrescate collegato ad un piccolo vano dalle pareti decorate a pannelli con cornici gialle e verdi, separati da linee rosse. La domus, il cui primo impianto va datato in età pre-severiana, subì notevoli trasformazioni agli inizi del III secolo d.C, cioè in concomitanza con la costruzione della vicina villa suburbana degli Horti Variani, che fu residenza dell'imperatore Elagabalo. A questa fase appartengono la maggior parte delle decorazioni parietali tuttora visibili. Agli inizi del IV secolo d.C., l'abitazione fu annessa ad un unico complesso residenziale che riuniva proprietà diverse, ovvero il quartiere abitativo destinato ai dignitari di corte di Costantino.


 Le domus rinvenute a ridosso delle mura Aureliane “dei ritratti” e “della fontana” presentano ambienti di servizio e di rappresentanza. Questi ultimi sono pavimentati con mosaici a tessere bianche e nere, a cui si contrapponevano i colori accesi degli intonaci delle pareti, in bordeaux e rosso brillante con l’aggiunta di stucchi dorati.
Negli ambienti di servizio, probabilmente adibiti a cucine, si conservano in situ piccole vasche di raccolta dell’acqua rivestite in malta idraulica (opus signinum). Le planimetrie delle due case sono analoghe e speculari: in entrambe, i locali di rappresentanza, pavimentati con mosaici in tessere bianche e nere prendono luce da cortili a cielo aperto pavimentati in mosaici a grandi tessere. Una nuova campagna di indagini e restauri ha portato alla luce nuovi ambienti della domus dei ritratti. In particolare sono stati rinvenuti un nuovo ingresso e alcuni cortili scoperti pavimentati con mosaici a grandi tessere di marmo. In base ai bolli rinvenuti su alcuni mattoni, si è potuto datare il primo impianto delle domus in epoca severiana, alla quale risalgono gli ambienti con i mosaici in tessere bianche e nere. Le residenze furono riutilizzate con nuove aggiunte ancora nel IV sec. d.C. dai cortigiani di Elena.
Il trasferimento della corte imperiale a Costantinopoli (330 d.C.) incise notevolmente sul destino delle domus, che furono intenzionalmente rasate ed interrate in seguito ai lavori di innalzamento e restauro delle Mura Aureliane ordinati agli inizi del V secolo dall’imperatore Onorio.

In attesa della riapertura al pubblico, sabato 20 e domenica 21 giugno vi aspettiamo per una visita virtuale su YouTube, Facebook, Instagram
 
 

Soprintendente Speciale ABAP-Roma: Daniela Porro
Direzione Complesso archeologico di S. Croce: Anna De Santis
Collaboratrice: Irene Baroni (archeologa)
Soprintendenza Speciale Archeologia
Belle Arti e Paesaggio di Roma

Piazza dei Cinquecento, 67 - Roma

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