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Casa Bellezza
Domus di Largo Arrigo VII, 2 detta Casa Bellezza
La scoperta della domus avviene nel 1958 durante i lavori di ristrutturazione del villino soprastante, edificato negli anni trenta del Novecento e di proprietà di Vincenzo Bellezza, famoso direttore d’orchestra. I resti appartengono ad un livello ipogeo dell’abitazione antica e risalgono al I sec. a.C., l’epoca che vede l’inizio dello sviluppo residenziale del colle Aventino, considerato una meta di prestigio di personaggi di elevato rango sociale.
Le strutture della lussuosa residenza, costruita in opera reticolata, consistono in tre stanze affrescate affacciate su un criptoportico a tre braccia.
I pavimenti, conservati in maniera straordinaria, sono costituiti da piani in cementizio con inserti in pietre e in pregiati marmi colorati di varia pezzatura, disposti in un compatto letto di malta.
Appartengono invece ad una fase successiva, probabilmente seguita all’incendio neroniano del 64 d.C., gli affreschi parietali di IV Stile  anch’essi in buono stato di conservazione.
Nella prima stanza si può riconoscere un oecus corinthius come definisce Vitruvio uno degli ambienti più significativi della casa romana, destinato al ricevimento e al soggiorno. Ornato da colonne rivestite di stucco e capitelli ionici, esso era impreziosito da un raffinato ciclo pittorico alle pareti - a prevalente fondo bianco - composto da esili prospettive architettoniche con al centro quadretti paesaggistici di forma rettangolare. Ghirlande e cornici a tema vegetale, altri oggetti afferenti al mondo idillico-sacrale e piccoli animali reali o fantastici decorano le pitture.
Suggestivo l’ambiente attiguo dove alle pareti si conserva un ciclo di affreschi molto affine a quello della stanza precedente su fondo giallo. Qui rimane anche una buona parte della volta dipinta con schema geometrico modulare sempre su fondo giallo.
Il terzo ambiente, presumibilmente affrescato, venne chiuso al momento della scoperta per problemi statici al villino soprastante.
Nel criptoportico si aprono, in alto, delle finestre a bocca di lupo per dare aria e luce agli ambienti sotterranei, illuminati anche dai colori tenui degli affreschi. In una parte del soffitto si conserva l’affresco appartenente alla fase originaria della casa romana e realizzato a colori vivaci con motivo a doppio meandro.
Ad una terza fase probabilmente di età traianea (98 -117 d.C.) sono da ascrivere le murature che obliterano gli ambienti sotterranei e che costituiscono le fondazioni per la ristrutturazione dei piani superiori della domus di cui oggi non rimane, purtroppo, alcuna traccia.
 
Informazioni Utili
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Per approfondimenti
App iAventino “Aventino tra il visibile e l’invisibile” e sito web https://itunes.apple.com/it/app/iaventino/id579605420?mt=8; http://aventino.romearcheomedia.it
Per informazioni: infoaventino@beniculturali.it

Responsabile
Dottor Roberto Narducci

 
Soprintendenza Speciale Archeologia
Belle Arti e Paesaggio di Roma

Piazza dei Cinquecento, 67 - Roma

Copyright 2016 - 2018
Ministero per i beni e le attività culturali

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